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lunedì 21 dicembre 2009

• Crisi ecologica: storica opportunità


Ci è stata affidato il matenimento dell'equilibrio originale del Creato; di conseguenza il rispetto della natura è 'anche' soggetto agli effetti degli strumenti, di cui ci serviamo, per farlo. Tali strumenti devono affondare le radici della loro ragion d'essere nella morale che impone, anche nell'oggi, adeguati stili di vita delle persone e delle Comunità.

Papa: la crisi ecologica “storica opportunità” per ripensare i nostri stili di vita
Il messaggio di Benedetto XVI per la 43ma Giornata mondiale della pace, che il Papa ha dedicato al tema “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

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Le ragioni cristiane dell'ecologia
Una riflessione di Enzo Bianchi, priore di Bose

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mercoledì 29 luglio 2009

: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato»



Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1 gennaio 2010, sarà dedicato al tema: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato". Il tema scelto dal Papa intende sollecitare una presa di coscienza dello stretto legame che esiste nel nostro mondo globalizzato e interconnesso tra salvaguardia del creato e coltivazione del bene della pace. Tale stretto e intimo legame è, infatti, sempre più messo in discussione dai numerosi problemi che riguardano l'ambiente naturale dell'uomo, come l'utilizzo delle risorse, i cambiamenti climatici, l'applicazione e l'uso delle biotecnologie, la crescita demografica. Se la famiglia umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionale, si corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future. Seguendo le preziose indicazioni della lettera enciclica Caritas in veritate, (48-52) il
messaggio papale sottolineerà l'urgenza che "la tutela dell'ambiente deve costituire una sfida per l'umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo", destinato a tutti, impedendo che si possa fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri come si vuole. È una responsabilità che deve maturare in base alla globalità della presente crisi ecologica e alla conseguente necessità di affrontarla globalmente, in quanto tutti gli esseri dipendono gli uni dagli altri nell'ordine universale stabilito dal Creatore. Se si intende coltivare il bene della pace, si deve favorire, infatti, una rinnovata consapevolezza dell'interdipendenza che lega tra loro tutti gli abitanti della terra. Tale consapevolezza concorrerà a eliminare diverse cause di disastri ecologici e garantirà una tempestiva capacità di risposta quando tali disastri colpiscono popoli e territori. La questione ecologica non deve essere affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila: essa deve tradursi, soprattutto, in una forte motivazione per coltivare la pace.

(©L'Osservatore Romano - 30 luglio 2009)

venerdì 22 maggio 2009

• Abitare la terra secondo giustizia

Roma, 20. "Il clima è un bene che va protetto", occorre, pertanto "un profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell'economia" perché "l'impegno per la tutela della stabilità climatica è questione che coinvolge l'intera famiglia umana". Questo, in estrema sintesi, il senso del messaggio diffuso dalla Chiesa in Italia in occasione della quarta Giornata per la salvaguardia del creato che si celebrerà il primo settembre di quest'anno. Nel documento, le Commissioni episcopali per i problemi sociali e del lavoro e per l'ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (Cei), propongono all'attenzione delle comunità ecclesiali il rinnovato impegno e l'attenzione per quel bene indispensabile alla vita di tutti che è l'aria.
I presuli infatti invitano a riflettere sulla necessità di respirare aria più pulita e sul contributo personale e comunitario perché ciò avvenga; e ancora esortano a interrogarsi sull'eventualità che gli elementi naturali possano dar luogo a catastrofi, ma soprattutto - sottolineano - "guardiamo a essi con il cuore colmo di lode a Dio, riscopriamo, anzi, in essi le sue stesse orme, secondo l'indicazione dell'episodio biblico di Elia sull'Oreb: egli incontra Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto né nel fuoco, ma nel vento leggero". Occorre guardare - affermano i vescovi della Cei - alle realtà del creato "con quella purezza di cuore, invocata da Gesù nelle beatitudini, che giunge a vedere i doni di Dio in ogni luogo, anche nei gigli del campo e negli uccelli dell'aria".
Viviamo - affermano i presuli - in un mondo contrassegnato dal peccato e nel contempo già redento e avviato a un processo di trasformazione, "finché un giorno, da Colui che fa nuove tutte le cose ci sarà dato un cielo nuovo e una terra nuova".
La crisi ecologica appare come un momento di questo processo: è conseguenza del peccato se la rete delle relazioni con il creato appare lacerata e se gli effetti sul cambiamento climatico sono innegabili, se proprio l'aria - così necessaria per la vita - è inquinata da varie emissioni, in particolare da quelle dei cosiddetti "gas serra". "Se, però, prendiamo coscienza del peccato, che nasce da un rapporto sbagliato con il creato, siamo chiamati - si legge nel documento - alla "conversione ecologica", secondo l'espressione di Giovanni Paolo ii".
Ricordando che il Compendio della dottrina sociale della Chiesa segnala la necessità di considerare i rapporti tra l'attività umana e i cambiamenti climatici che, data la loro estrema complessità, devono essere opportunamente e costantemente seguiti a livello scientifico, politico e giuridico, nazionale e internazionale, i vescovi sottolineano: "Il clima è un bene che va protetto e richiede che, nei loro comportamenti, i consumatori e gli operatori di attività industriali sviluppino un maggior senso di responsabilità". Il principio di precauzione ricorda che - anche laddove la certezza scientifica non fosse completa - l'ampiezza e la gravità delle possibili conseguenze (molte delle quali si stanno già manifestando) richiedono un'azione incisiva.
Una tempestiva riduzione delle emissioni di "gas serra" è, dunque, una precauzione necessaria a tutela delle generazioni future, ma anche "di quei poveri della terra, che già ora patiscono gli effetti dei mutamenti climatici".
Occorre, dunque, un "profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell'economia, cercando di risparmiare energia con una maggiore sobrietà nei consumi, per esempio nell'uso di automezzi e nel riscaldamento degli edifici, ottimizzando l'uso dell'energia stessa - a partire dalla progettazione degli edifici stessi - e valorizzando le energie pulite e rinnovabili".
Padre Benedetto XVI - ricordano i presuli - ha richiamato a uno stile di vita più essenziale, come espressione di "una disciplina fatta anche di rinunce, una disciplina del riconoscimento degli altri, ai quali il creato appartiene tanto quanto a noi che più facilmente possiamo disporne; una disciplina della responsabilità nei riguardi del futuro degli altri e del nostro stesso futuro". L'impegno per la tutela della stabilità climatica - ribadiscono i vescovi della Cei - "è questione che coinvolge l'intera famiglia umana in una responsabilità comune, che pone anche una grave questione di giustizia: a sopportarne maggiormente le conseguenze sono spesso le popolazioni a cui è meno imputabile il mutamento climatico".
Neppure il peso della crisi economico-finanziaria che investe l'intera comunità internazionale può esonerare - conclude il messaggio per la quarta Giornata della salvaguardia del creato - da una "collaborazione lungimirante per individuare e attivare misure efficaci a garantire la stabilità climatica: è un passaggio cruciale per verificare la disponibilità della famiglia umana ad abitare la terra secondo giustizia". (©L'Osservatore Romano - 21 maggio 2009)